giovedì 31 maggio 2012

"Gita al faro", Virginia Woolf

[...] ma ecco, le case sparivano da entrambi i lati, e si ritrovarono sul molo, e tutta la baia si aprì davanti a loro e la signora Ramsay non poté non escalamare: "Com'è bello!". Poiché la grande coppa d'acqua azzurra era davanti a lei; al centro, il vecchio Faro, lontano, austero; e sulla destra, a perdita d'occhio, sfumate e digradanti in dolci, basse onde, le verdi dune di sabbia, ricoperte dalle ondeggianti erbe selvatiche che sembravano sempre sul punto di sfuggire verso una contrada lunare, non abitata dall'uomo. E così si avviarono lungo il giardino nella consueta direzione, oltre il campo da tennis, oltre il parco di erba gigante, verso quel varco nella folta siepe custodito dalle piante di tritoma fiammeggianti come bracieri in cui ardesse trasparente il carbone, tra le quali le acque azzurre della baia sembravano più azzurre che mai. Si recavano in quel punto ogni sera spinti da un senso di necessità. Era come se l'acqua portasse con sé e facesse veleggiare pensieri che sulla terra ferma si erano fatti sognanti, e desse ai loro corpi un senso si sollievo fisico. Dapprima, l'azzurra intensità del colore pervadeva tutta la baia, e il cuore si sentiva allargare e il corpo nuotava libero, e subito veniva fermato e raggelato dalle tenebre pungenti sulle onde increspate. Poi, dietro il grande scoglio nero, quasi ogni sera scaturiva a un ritmo irregolare, così che era necessario guardare attentamente e era una autentica delizia quando il momento giungeva, uno zampillo d'acqua bianca; e poi, mentre si attendeva lo zampillo, si contemplavano, sul pallido semicerchio della spiaggia, le onde che una dopo l'altra ininterrottamente distendevano un uniforme velo madreperlaceo. Sorridevano entrambi, in piedi in quel punto. Entrambi provavano uno stesso senso di ilare gioia, entusiasmati dal movimento delle onde; poi dalla veloce corsa tagliente di una barca a vela, che, dopo aver tracciato una curva nella baia, si fermava; fremeva; lasciava ricadere la vela; allora seguendo il naturale istinto di completare il quadro, dopo quel veloce movimento, entrambi guardavano le dune lontane, e si sentivano invadere non da gioia ma da una sorta di tristezza - in parte perché la casa era completata, e in parte perché i panorami lontani sembrano sopravvivere di milioni di anni (pensava Lily) a colui che guarda e essere già in comunione con un cielo che contempla una terra in perfetto riposo. Volgendosi, lei guardò oltre la baia, e là, infatti, in movimenti regolari che percorrevano le onde, prima due brevi raggi poi uno lungo e regolare, si vedeva la luce del Faro. In quella stagione quanti erano andati a camminare sulla spiaggia e a chiedere al mare e al cielo quale messaggio recassero o quale visione proclamassero dovettero includere tra le consuete testimonianze della divina generosità - il tramonto sul mare, il pallore dell'alba, il sorgere della luna, barche da pesca contro la luna, e bambini che si tirano manciate d'erba - qualcosa in disaccordo con questa gaiezza, questa serenità. Per esempio, il silenzioso apparire di una nave grigia, che veniva e spariva; una macchia purpurea sulla quieta superficie del mare come se qualcosa avesse ribollito e sanguinato, invisibile, sotto la superficie. Ora davvero la pace era giunta. Messaggi di pace spiravano dal mare verso la riva. Di non infrangere mai più il suo sonno, ma piuttosto di cullarlo ancora più profondamente verso il riposo, di confermare qualsiasi sogno saggio e virtuoso sognassero i dormienti - che altro mormorava - mentre Lily Briscoe posava la testa sul cuscino nella stanza silenziosa e pulita e ascoltava il mare. [...] Le onde si frangevano dolcemente (Lily le sentiva nel sonno); la luce scivolava teneramente (sembrava filtrarle attraverso le palpebre). [...] Il respiro di tutti i mari che si frangevano ritmicamente contro le isole li rasserenava; la notte li avvolgeva; [...]. Era una notte meravigliosa, piena di stelle; mentre salivano si sentivano le onde; la luna li stupì, enorme, pallida, quando passarono davanti alla finestra delle scale. Guardò la distesa marina, verso l'isola. [...] Ora il mare era più importante della riva. Le onde li circondavano, innalzandosi e abbassandosi, con un tronco d'albero che si inabissava in un'onda; un gabbiano che ne cavalcava un'altra. Là nei pressi, pensò, bagnando le dita nell'acqua, una nave era affondata, e lei mormorò, sognante, assonnata, che loro tutti erano morti, e ognuno da solo. Cam guardò l'immensa distesa del mare. L'isola era diventata così piccola che ormai non sembrava più una foglia. Sembrava la punta di uno scoglio che una forte ondata avrebbe sommerso. Eppure in quella fragilità trovavano posto tutti quei sentieri, quelle verande, quelle camere da letto - tutte quelle innumerevoli case. Sulla sinistra una fila di scogli traspariva bruna dall'acqua che si assottigliava e si faceva più verde, e su uno scoglio, uno dei più alti, un'onda si infrangeva incessantemente e sollevava una piccola colonna di gocce che ricadevano a pioggia. Si sentiva lo schiaffo dell'acqua e il picchiettare delle gocce ricadenti e una sorta di sibilo represso delle onde che rotolavano, rimbalzavano e colpivano gli scogli come fossero creature selvagge che godevano di assoluta libertà e saltavano e si rovescavano e giocavano così per sempre.