giovedì 23 giugno 2016

INQUINAMENTO PFAS: UNA BONIFICA REALIZZABILE?


Apprendiamo dalle cronache di giornale che la ditta multinazionale Miteni di Trissino (VI), principale responsabile secondo ARPAV di quello che ormai possiamo definire un “inquinamento epocale” dei nostri acquiferi, ha proposto di finanziare la bonifica della falda inquinata. Proposta praticabile sul piano teorico ma, su quello pratico, dovrà misurarsi con le proporzioni e la complessità di un acquifero che si sviluppa longitudinalmente per almeno 35 km e con più fronti di profondità.

Lo stesso monitoraggio sanitario di ben 110 mila persone avviato dalla Regione, pur avendo un carattere di necessità e urgenza, non va comunque scambiato per una “soluzione” che, purtroppo, temiamo non esserci nell’immediato.

I PFAS sia per le caratteristiche di bioaccumulo nei tessuti umani sia di persistenza nell'ambiente sono a tal punto diffusi da ritrovarsi nella catena alimentare e per poi accumularsi nel nostro organismo. Ciononostante si registra ancora un preoccupante vuoto normativo, cui è urgentissimo porre rimedio (tant'è che mancano i capi di imputazione per chi ha inquinato!).

Ma soprattutto va oltremodo rimarcata l’assenza di una sana politica di Prevenzione – vero principio ispiratore di una nuova Cultura dell’Acqua – che è evidentemente e clamorosamente mancata negli ultimi anni in Veneto: una cultura della prevenzione che non è più prorogabile! In particolare a fronte del triste rimpallo di responsabilità fra Regione e Stato che assistiamo proprio in questi giorni. Casi di inquinamento analoghi a quello verificatosi vanno scongiurati, ma con quali strumenti?

Si consideri che nel 2001 la multinazionale DuPont è stata costretta a risarcire ben 350 milioni di dollari per un caso analogo di inquinamento da PFAS nello Stato Federale dell’Ohio (USA), e a finanziare uno studio indipendente sulle conseguenze sanitarie dei Pfas (il C8 Health Project) in cui sono state dimostrate le proprietà cancerogene e di interferenti endocrini dei fluorurati alchilici.

A un caso reale di inquinamento da cromo esavalente a Hinkley, una piccola cittadina della California, si ispira invece il celebre film dal titolo Erin Brockovich (2000), interpretato magistralmente da Julia Roberts (Oscar 2001 come migliore attrice protagonista): un documento di agghiacciante attualità, che vale la pena di rivedere.